TRASMISSIONI DALL'ILIADE
~ GINOCCHIO ~ GINOCCHIA ~ INGINOCCHIARSI ~ 62 RICORRENZE NEI 24 LIBRI DELL’ILIADE ~
«Entrò non visto il gran Priamo, e standogli accanto strinse fra le sue mani
i ginocchi d’Achille, baciò quella mano tremenda, omicida, che molti figli gli uccise»
«What do you want?» («Cosa vuoi?»), Floyd rispose: «Please, the knee in my neck,
I can't breathe, sir» («La prego, il ginocchio al collo, non respiro»)
- Della sofferenza umana
- In esecuzione per 8 minuti e 46 secondi
- In supplica
- In attesa dell’illuminazione
- In attesa di perdono
- In attesa di giustizia
Da Priamo che implora pietà inginocchiato ai piedi di Achille, a George Floyd che muore steso a faccia in giù su un marciapiede soffocato dalla pressione sul collo del ginocchio dell’agente di polizia Derek Chauvin, un unico universo di violenza e sofferenze.
Al centro della nuova azione performativa di Lenz è il corpo umano cementato nella posizione dei perdenti, degli sconfitti, delle vittime che implorano pietà ai piedi del carnefice, condizione tragicamente ricorrente nell’epos omerico.
- In concatenazione familiare
ECUBA Genitrice_Tiziana Cappella
PRIAMO Genitore_Guglielmo Gazzelli
ETTORE Figlio_Paolo Maccini
PARIDE Figlio_ Lino Pontremoli
TROILO Figlio_ Luigi Moia
POLISSENA Figlia_Francesca Grisenti
ELENO Gemello di Cassandra_C.L. Grugher
CREUSA Figlia_Lorenza Guerrini
POLIDORO Figlio_Aldo Rendina
DEIFOBO Figlio_Marco Cavellini
POLITE Figlio_Massimiliano Cavezzi
LAODICE Figlia_Delfina Rivieri
CASSANDRA Figlia_Carlotta Spaggiari
ELENA Straniera_Sandra Soncini
IMAGOTURGIA PER GINOCCHIA
Debole non è chi supplica/Ma forte porta la guerra al cuore/ E all’anima/Di chi ti guarda/vede/
E poi ti ascolta/E ti darà la mano/E ti darà pietà/Ti farà nascere ancora/Ancora in piedi/
Fino a quando/Ti piegherai/Fronte a terra/Per ringraziare
Dal testo originale di Iliade #2 Ginocchia
Ecuba, Cassandra, Polissena, Creusa, Elena, Polidoro, Eleno, Priamo, Ettore, Paride, Troilo, Deifobo, Polite, Laodice queste le figure agenti di un’azione collettiva che per/forma un contemporaneo spazio anatomico e poetico. Sette corpi presenti e sette assenti, la cui assenza è tanto di più di una acuta presenza, e pensando a Cristina Campo e alla sua tigre/anima, la ferocia della mancanza della persona amata diventa un canto infinito, una preghiera per un’altra preghiera rivolta a chi la deve ascoltare nel mondo dei morti.
Priamo, Ettore, Paride, Troilo, Deifobo, Polite, Laodice indossano i volti di Guglielmo, Paolo, Lino, Luigi, Delfina, Massimiliano, Marco attori di una stagione indimenticabile dove performare significava abitare il confine tra vita reale e vita artistica, esseri dotati di poesia al naturale senza copertura o infingimenti. Nelle immagini/trasfigurazioni rivivono nello spazio di un anfiteatro anatomico introducendo i corpi reali e agenti di Francesca, Sandra, Lorenza, Carlotta, Tiziana, Aldo, Grugher in un dialogo tra il qui e l’altrove, in un unico spazio senza tempo.
Per chi agisce creando nuove forme dal vivo l’imagoturgia mostrerà le gambe, le ginocchia che si piegano e toccano terra, di fronte e di profilo in movimento lento della durata di otto minuti e quarantacinque secondi per ogni performer, ad avvolgere visivamente le sette sequenze di pietas umana, come gli stracci bianchi e i teli neri che colorano la sala anatomica ora teatro della violenza subita.
IL CORPO, LA VIOLENZA E LA VALUTAZIONE DEL DANNO
La forza è ciò che rende chiunque le sia sottomesso una cosa.
L’Aula Giorgio Canuto, del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma all’interno di uno dei Padiglioni storici dell’Ospedale Maggiore, è lo spazio del compimento performativo di Ginocchia.
Si presenta sotto forma di anfiteatro anatomico a gradini concentrici in legno al centro del quale il corpo umano sarà studiato e valutato dallo spettatore/osservatore.
L’architettura dell’aula manifesta il trionfo dello sguardo come nuovo mezzo privilegiato per accedere alla conoscenza del corpo oggetto di violenza e si apprende la competenza nella valutazione del danno alla persona nel campo della responsabilità penale, civile, assicurativo sociale e privato.
Lo spazio identificativo dell’esito della violenza perpetrata e subita dalle vittime diventa, attraverso l’installazione artistica, il luogo in cui dare riparazione alle vittime, esibendo i corpi violati, fornendo prove, testimonianze, documenti.
OFFERTORIUM
Installazione
Si riferisce al nome del canto processionale che accompagna la presentazione e la preparazione dei doni sull’altare per la celebrazione. Di tutti i canti è il più misterioso quanto alle sue origini ed alla sua evoluzione, strettamente connesse alla storia complessa del rito delle offerte sull’altare.
Gli elementi che compongono l’installazione sono presentati al vedere e offerti al toccare.
Elementi preesistenti nell’aula
Gradinata ad anfiteatro n. 6 ordini di sedute _ n. 4 scalinate _ n. 1 schermo m. 9.50
n. 1 lavagna m. 9.50 collocata sotto lo schermo _ n. 2 lavandini in ceramica
n. 1 cattedra in legno _ n. 1 monitor _ n. 1 podio per conferenze
Elementi installati
n. 4 lavandini dotati di acqua allineati a quelli già presenti _ n. 1 piccola vasca da bagno in plastica bianca
n. 2 wc _ n. 2 bidet _ n. 1 tagliere in acciaio e polietilene larghezza cm. 40x40 altezza cm.120
n. 1 lettino ginecologico _ n. 2 tavole per ginocchia in acciaio con ginocchiere e cuscinetti per cemento
n. 12 asciugamani di spugna bianchi _ n. 12 lenzuola bianche
kg. 50 di stracci bianchi pezzame di prima scelta da lenzuola di cotone
Elementi posizionati
Durante l’azione performativa in sequenze temporali successive
n. 5 roller in acciaio carrelli portabiancheria portata kg. 720 _ n. 1 barella con rotelle
n. 6 sacchi mortuari neri _ m. 50 di stoffa velluto nero
kg. 50 di stracci bianchi pezzame di seconda scelta materiale misto